Residenza Sanitaria Assistenziale a Roma

Cure palliative in ospedale e nelle RSA: cosa emerge da un nuovo studio italiano

Medico e infermiera assistono un'anziana durante un percorso di cure palliative in RSA

Quando si parla di cure palliative, molte persone pensano immediatamente agli hospice o ai pazienti affetti da tumore nelle fasi finali della malattia. In realtà, negli ultimi anni la medicina ha progressivamente ampliato questo concetto, riconoscendo che un approccio palliativo può essere utile anche per molte persone anziane con malattie croniche avanzate, fragilità e bisogni assistenziali complessi.

Un importante studio multicentrico nazionale italiano promosso dalla società italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) e Fondazione ANASTE Humanitas, che ha coinvolto oltre 5.300 pazienti e residenti in ospedali e Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), ha fotografato la diffusione di questi bisogni nel nostro Paese, evidenziando come circa una persona su due presenti caratteristiche compatibili con la necessità di un approccio palliativo.

Lo studio, al quale ha partecipato anche RSA Salus di Roma, offre uno spunto importante per comprendere meglio cosa siano realmente le cure palliative, quando possono essere utili e quale ruolo rivestano nell’assistenza alle persone anziane fragili.

Cure palliative: non soltanto hospice e fine vita

Nel linguaggio comune le cure palliative vengono spesso associate esclusivamente agli ultimi giorni di vita. In realtà, la moderna medicina palliativa ha una visione molto più ampia e si propone di accompagnare la persona durante il percorso della malattia quando sono presenti bisogni assistenziali complessi, indipendentemente dalla diagnosi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obiettivo delle cure palliative è migliorare la qualità della vita della persona e dei suoi familiari attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza, il controllo dei sintomi e un’assistenza globale che tenga conto anche degli aspetti psicologici, sociali e relazionali.

Che cosa significa approccio palliativo

Parlare di approccio palliativo significa mettere al centro la persona e non soltanto la malattia.

Questo approccio non sostituisce necessariamente le terapie specifiche, ma le integra quando la persona presenta bisogni complessi legati alla propria condizione clinica.

Tra gli aspetti che possono essere affrontati rientrano:

  • il controllo del dolore e di altri sintomi che compromettono il benessere quotidiano;
  • il supporto psicologico alla persona e ai familiari;
  • l’aiuto nella pianificazione delle cure future;
  • il mantenimento della migliore qualità di vita possibile;
  • il sostegno alle decisioni condivise tra équipe sanitaria, paziente e famiglia.

Questo modello assistenziale è particolarmente importante nelle persone anziane con pluripatologie, fragilità, decadimento funzionale o malattie croniche avanzate, situazioni che possono comportare bisogni molto diversi rispetto alla sola cura della patologia principale.

La differenza tra cure palliative e hospice

Uno degli equivoci più diffusi consiste nel considerare cure palliative e hospice come sinonimi.

In realtà l’hospice rappresenta una delle possibili modalità di erogazione delle cure palliative, generalmente dedicata alle persone con bisogni molto avanzati che richiedono un’assistenza altamente specialistica.

Le cure palliative, invece, possono essere integrate in numerosi contesti assistenziali:

  • nei reparti ospedalieri;
  • nelle RSA;
  • al domicilio;
  • negli ambulatori specialistici;
  • nei servizi territoriali.

L’obiettivo non è anticipare la fase terminale della malattia, ma riconoscere precocemente quando una persona può beneficiare di un’assistenza più completa, capace di migliorare il controllo dei sintomi, la qualità della vita e il supporto ai familiari.

Come è stato condotto lo studio italiano

Per comprendere quanto siano diffusi i bisogni di cure palliative nelle strutture sanitarie italiane, un gruppo di ricercatori appartenenti a università, ospedali, IRCCS e Residenze Sanitarie Assistenziali ha realizzato uno dei più ampi studi nazionali mai condotti su questo tema.

La ricerca è stata effettuata l’11 novembre 2025 coinvolgendo 235 strutture distribuite sul territorio nazionale:

  • 156 reparti ospedalieri di Medicina Interna e Geriatria;
  • 79 Residenze Sanitarie Assistenziali.

Complessivamente sono state valutate 5.389 persone, di cui 3.303 ricoverate in ospedale e 2.086 residenti nelle RSA.

Lo scopo dello studio non era prevedere l’aspettativa di vita dei partecipanti, ma stimare quanti presentassero caratteristiche tali da poter beneficiare di un approccio palliativo, indipendentemente dalla presenza di una malattia oncologica.

Il progetto ha coinvolto centinaia di professionisti sanitari appartenenti al Palliative Care Day 2025 Working Group ed è stato promosso da numerose società scientifiche italiane dedicate alla geriatria, alla medicina interna e alle cure palliative.

Che cosa valuta lo strumento NECPAL

Per individuare le persone con possibili bisogni di cure palliative è stato utilizzato il NECPAL 4.0, uno strumento di screening validato a livello internazionale.

NECPAL non serve a stabilire se una persona si trovi nella fase terminale della vita, ma aiuta gli operatori sanitari a riconoscere precocemente situazioni di particolare fragilità e complessità assistenziale.

La valutazione prende in considerazione diversi elementi clinici, tra cui:

  • peggioramento dell’autonomia nelle attività quotidiane;
  • declino dello stato nutrizionale;
  • presenza di più malattie croniche avanzate;
  • ricoveri ripetuti;
  • indicatori specifici legati alle diverse patologie;
  • la cosiddetta Surprise Question, una domanda clinica utilizzata per aiutare i professionisti a identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di una valutazione palliativa.

Essere positivi allo screening NECPAL non equivale quindi a una prognosi di fine vita, ma indica la presenza di bisogni che meritano un’attenta presa in carico multidisciplinare.

I principali risultati dello studio

I dati raccolti nello studio offrono una fotografia molto significativa della realtà assistenziale italiana. L’analisi mostra infatti che i bisogni di cure palliative sono molto più diffusi di quanto comunemente si immagini e riguardano un numero elevato di persone ricoverate nei reparti ospedalieri di Medicina Interna e Geriatria e residenti nelle RSA.

Il messaggio principale emerso dalla ricerca è chiaro: l’esigenza di un approccio palliativo non dipende esclusivamente dalla presenza di una malattia oncologica, ma dalla complessità clinica e assistenziale della persona.

I dati relativi agli ospedali e alle strutture residenziali

Attraverso lo screening effettuato con lo strumento NECPAL 4.0, i ricercatori hanno osservato che:

  • il 58,3% dei pazienti ricoverati negli ospedali presentava caratteristiche compatibili con un bisogno di cure palliative;
  • il 48,1% dei residenti nelle RSA risultava anch’esso positivo allo screening.

In altre parole, circa una persona su due tra quelle valutate potrebbe beneficiare di un approccio assistenziale orientato anche alle cure palliative.

Questi risultati non indicano che tutte queste persone si trovino nella fase finale della vita, ma evidenziano quanto siano frequenti condizioni di fragilità, perdita di autonomia e sintomi complessi che richiedono un’assistenza globale.

I bisogni palliativi non riguardano soltanto le persone con tumore

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda proprio il superamento di un’idea ancora molto diffusa: quella secondo cui le cure palliative sarebbero destinate quasi esclusivamente ai pazienti oncologici.

I dati confermano che le persone con tumore presentano frequentemente bisogni palliativi:

  • 77,2% nei reparti ospedalieri;
  • 61,5% nelle RSA.

Tuttavia, la ricerca mostra un dato altrettanto importante: anche tra le persone senza una diagnosi di tumore la presenza di bisogni palliativi è molto elevata.

  • 50,8% dei pazienti ricoverati in ospedale;
  • 46,8% dei residenti nelle RSA.

Questo significa che quasi la metà delle persone affette da malattie croniche non oncologiche presenta condizioni cliniche che possono trarre beneficio da un’assistenza orientata anche al controllo dei sintomi, al supporto globale della persona e alla pianificazione delle cure.

Patologie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, renali o forme avanzate di demenza possono infatti determinare un carico assistenziale molto elevato, con bisogni spesso simili a quelli osservati nelle malattie oncologiche.

I principali indicatori rilevati: fragilità, dolore, disfagia, nutrizione e perdita di autonomia

Lo studio non si è limitato a stabilire quante persone risultassero positive allo screening, ma ha anche analizzato le caratteristiche cliniche maggiormente associate ai bisogni di cure palliative.

Tra gli elementi osservati con maggiore frequenza figurano:

  • fragilità clinica avanzata, con progressiva riduzione delle riserve fisiche e funzionali;
  • perdita dell’autonomia nelle attività quotidiane, come alimentarsi, vestirsi o spostarsi;
  • peggioramento dello stato nutrizionale, spesso accompagnato da perdita di peso involontaria;
  • disfagia, cioè difficoltà nella deglutizione, che può aumentare il rischio di malnutrizione e altre complicanze;
  • dolore moderato o severo, non sempre adeguatamente controllato;
  • ricoveri ripetuti, indice di una crescente complessità clinica;
  • presenza di ulcere da pressione e di altri problemi legati alla ridotta mobilità;
  • episodi di delirium, una condizione caratterizzata da alterazioni acute dello stato mentale particolarmente frequente negli anziani fragili.

Nel loro insieme questi indicatori descrivono persone che convivono con condizioni cliniche complesse e che possono beneficiare di una presa in carico multidisciplinare capace di affrontare non soltanto la malattia, ma anche i sintomi, gli aspetti psicologici, relazionali e assistenziali.

Equipe multidisciplinare che pianifica l'assistenza di una persona anziana fragile

Cosa significa essere positivi allo screening NECPAL

Tra i risultati dello studio, uno dei concetti che merita maggiore attenzione riguarda il significato dell’espressione “NECPAL positivo”.

Si tratta di un termine tecnico che potrebbe facilmente essere frainteso se non correttamente spiegato.

Essere positivi al NECPAL non significa che la persona morirà a breve.

Lo screening non è stato progettato per prevedere il momento della morte né per formulare una prognosi individuale. Il suo obiettivo è invece identificare precocemente le persone che, per la complessità della loro situazione clinica, potrebbero beneficiare di un approccio palliativo.

In pratica, un risultato positivo suggerisce che il paziente presenta uno o più elementi che rendono opportuno valutare un’assistenza orientata anche a:

  • controllo del dolore e degli altri sintomi;
  • miglioramento della qualità della vita;
  • supporto psicologico;
  • coinvolgimento della famiglia nelle decisioni assistenziali;
  • pianificazione condivisa delle cure future;
  • coordinamento tra i diversi professionisti coinvolti nell’assistenza.

Lo studio sottolinea come questo tipo di valutazione dovrebbe essere effettuato molto prima della fase terminale della malattia, quando è ancora possibile intervenire per mantenere il miglior livello possibile di benessere, autonomia e dignità della persona.

In quest’ottica, il NECPAL rappresenta uno strumento che aiuta i professionisti sanitari a riconoscere precocemente i bisogni assistenziali, favorendo una presa in carico più completa e personalizzata.

Il ruolo delle cure palliative nell’assistenza alle persone anziane fragili

L’aumento dell’aspettativa di vita e la crescente diffusione delle malattie croniche hanno modificato profondamente i bisogni assistenziali della popolazione anziana.

Oggi molte persone convivono per anni con patologie croniche multiple, fragilità, riduzione dell’autonomia e sintomi che possono compromettere significativamente la qualità della vita.

In questo contesto, le cure palliative rappresentano un approccio assistenziale che affianca i trattamenti medici tradizionali, con l’obiettivo di rispondere in modo globale ai bisogni della persona e della sua famiglia.

Lo studio multicentrico italiano conferma come questi bisogni siano molto più frequenti di quanto spesso si immagini e come possano essere riconosciuti precocemente, favorendo interventi più appropriati e personalizzati.

Riconoscere precocemente i bisogni

Uno dei messaggi più importanti emersi dalla ricerca riguarda proprio la necessità di identificare tempestivamente le persone che potrebbero beneficiare di un approccio palliativo.

Intervenire soltanto nelle fasi terminali della malattia significa infatti perdere preziose opportunità per migliorare il controllo dei sintomi e accompagnare il paziente lungo il proprio percorso di cura.

Una valutazione precoce consente invece di:

  • monitorare con maggiore attenzione l’evoluzione della malattia;
  • prevenire o ridurre la comparsa di sintomi particolarmente invalidanti;
  • favorire una pianificazione condivisa delle cure;
  • sostenere i familiari nelle decisioni assistenziali;
  • coordinare in modo più efficace i diversi professionisti coinvolti.

Strumenti come il NECPAL aiutano proprio a individuare queste situazioni di maggiore complessità, consentendo di programmare interventi assistenziali proporzionati ai bisogni della persona.

Mettere al centro qualità della vita e dignità della persona

Le cure palliative non hanno come obiettivo esclusivo il trattamento della malattia, ma si concentrano soprattutto sulla persona nella sua globalità.

Ogni decisione assistenziale viene orientata verso il mantenimento della migliore qualità di vita possibile, nel rispetto della dignità, dei valori e delle preferenze del paziente.

Questo significa prestare attenzione non soltanto agli aspetti clinici, ma anche al benessere psicologico, relazionale e sociale.

Il controllo del dolore, la gestione dei sintomi respiratori o digestivi, il supporto nutrizionale, l’assistenza nelle difficoltà di comunicazione e il sostegno emotivo rappresentano tutti elementi che contribuiscono a migliorare il benessere complessivo della persona.

Accanto al paziente assume un ruolo fondamentale anche la famiglia, che viene coinvolta nel percorso assistenziale e supportata durante tutte le fasi della malattia.

Il valore del lavoro multidisciplinare

La complessità delle condizioni cliniche delle persone anziane fragili richiede il contributo di professionalità differenti.

Per questo motivo le cure palliative si basano su un approccio multidisciplinare nel quale medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, operatori socio-sanitari, logopedisti, dietisti e altri professionisti collaborano per costruire un progetto assistenziale condiviso.

Ogni figura apporta competenze specifiche che contribuiscono a migliorare il benessere della persona assistita, affrontando contemporaneamente aspetti clinici, funzionali, nutrizionali, psicologici e relazionali.

Questo modello di presa in carico è particolarmente importante nelle RSA, dove gli ospiti presentano frequentemente pluripatologie, elevata fragilità e bisogni assistenziali complessi che richiedono un monitoraggio continuo e un’assistenza personalizzata.

Il contributo di RSA Salus allo studio nazionale

Tra gli aspetti che rendono particolarmente significativo questo studio vi è l’ampia rete di professionisti e strutture sanitarie coinvolte nella raccolta dei dati.

La ricerca ha infatti interessato 235 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale grazie alla collaborazione tra importanti società scientifiche italiane dedicate alla geriatria, alla medicina interna e alle cure palliative.

RSA Salus di Roma ha preso parte a questo progetto multicentrico, contribuendo alla raccolta dei dati insieme agli altri centri partecipanti.

Tra gli autori dello studio figura infatti la dott.ssa Stefania Giordano, medico responsabile di RSA Salus e membro del comitato scientifico della Fondazione ANASTE Humanitas, a testimonianza dell’impegno della struttura nella promozione della ricerca clinica e del miglioramento continuo della qualità dell’assistenza.

Partecipare a studi scientifici di rilevanza nazionale significa contribuire alla produzione di conoscenze utili per sviluppare modelli assistenziali sempre più efficaci, fondati sulle migliori evidenze disponibili e orientati ai reali bisogni delle persone anziane fragili.

Per RSA Salus, questo impegno rappresenta un valore aggiunto che si affianca all’attività assistenziale quotidiana, con l’obiettivo di offrire ai propri ospiti un’assistenza sempre più personalizzata, multidisciplinare e centrata sulla persona.

Conclusioni

Lo studio multicentrico italiano conferma che i bisogni di cure palliative sono estremamente diffusi sia negli ospedali sia nelle Residenze Sanitarie Assistenziali.

Circa una persona su due tra quelle valutate presenta caratteristiche compatibili con un approccio palliativo, indipendentemente dalla presenza di una malattia oncologica.

Questi risultati evidenziano l’importanza di superare una visione delle cure palliative limitata esclusivamente agli hospice o alle fasi terminali della vita.

Riconoscere precocemente i bisogni assistenziali, controllare i sintomi, sostenere la persona e la sua famiglia e promuovere un lavoro multidisciplinare rappresentano elementi fondamentali per garantire un’assistenza di qualità alle persone anziane con malattie croniche avanzate e condizioni di fragilità.

La partecipazione di RSA Salus a questo importante progetto di ricerca nazionale conferma l’attenzione della struttura verso un modello assist



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